Nido di bocche aperte la tua casa.
Oro grezzo la tua schiena ferma.
Cigola di rabbia il mio letto.
Perché non posso far divampare gli occhi,
pagarti in sogni, maturi come pesche?
La libellula di luce intinge i polsi
nell'inchiostro sbavato del sonno.
Ed io tremo, soffoco, muoio
Sui capelli bambini del grano.
Luciana Manco
lunedì 29 dicembre 2008
Dio.
Voce di tatto e acqua verde i muri.
Tu nel creato.
Compiuto miracolo.
Argento colato sull'asfalto.
Bruci la sete.
Compiangi la sete.
Comprendi la sete.
Noi insieme e casti.
Merce e volto del mondo.
Indice dello stupore.
Mare battezzato dalla bocca dell'uomo.
Noi.
Del silenzio il tratto del poeta.
Del potere il sogno invecchiato.
Siamo tre e siamo di Dio il sapore.
Siamo uno e siamo del disilluso la ragione.
Siamo Dio che rinnega il mondo.
Siamo Dio che riscrive l'universo.
Siamo Dio che conta i giorni dell'eterno.
Siamo Dio che invidia della morte il lusso.
Luciana Manco
Tu nel creato.
Compiuto miracolo.
Argento colato sull'asfalto.
Bruci la sete.
Compiangi la sete.
Comprendi la sete.
Noi insieme e casti.
Merce e volto del mondo.
Indice dello stupore.
Mare battezzato dalla bocca dell'uomo.
Noi.
Del silenzio il tratto del poeta.
Del potere il sogno invecchiato.
Siamo tre e siamo di Dio il sapore.
Siamo uno e siamo del disilluso la ragione.
Siamo Dio che rinnega il mondo.
Siamo Dio che riscrive l'universo.
Siamo Dio che conta i giorni dell'eterno.
Siamo Dio che invidia della morte il lusso.
Luciana Manco
Conosco.
Il sonno mi risucchia come acqua e pane.
Con la stessa necessaria inutilità dello sfamare.
Con la stessa necessaria bellezza dello scomparire
per esserci nella sostanza.
Conosco.
L'urgenza e la pazienza dei pazzi e delle madri,
che aspettano il loro sole dietro i vetri della stanza.
E passano le stagioni e i mal di schiena.
Ma non passa la commovente legge della natura.
L'amore disperato e scosso che non sa abbracciare,
che non sa imbracciare niente.
L'amore puro e di ruscello di parole sgranate come melograni.
Senza una ragione che non sia il rosso
e il sapore fastidioso amarodolce sotto i denti.
Così affronto la notte,
meditando e scampando alla morale.
Gli occhi socchiudono la notte.
E il silenzio
di tasti plastici che fanno rabbia.
Ma che amore c'è nel volo trascinato di un input di trincea.
Luciana Manco
Con la stessa necessaria inutilità dello sfamare.
Con la stessa necessaria bellezza dello scomparire
per esserci nella sostanza.
Conosco.
L'urgenza e la pazienza dei pazzi e delle madri,
che aspettano il loro sole dietro i vetri della stanza.
E passano le stagioni e i mal di schiena.
Ma non passa la commovente legge della natura.
L'amore disperato e scosso che non sa abbracciare,
che non sa imbracciare niente.
L'amore puro e di ruscello di parole sgranate come melograni.
Senza una ragione che non sia il rosso
e il sapore fastidioso amarodolce sotto i denti.
Così affronto la notte,
meditando e scampando alla morale.
Gli occhi socchiudono la notte.
E il silenzio
di tasti plastici che fanno rabbia.
Ma che amore c'è nel volo trascinato di un input di trincea.
Luciana Manco
La fine del mondo.
Dall'alto.
Vedevo, corporeo, l'istante esatto in cui gridavo.
Ostie rosse sparse sul pavimento.
Può salvarmi il tuo sguardo sereno.
Dimmi che respiri quando io trattengo il fiato,
per non rubare a te la crosta dell'affanno.
Che il vento raccoglie giorni come fiori dal tuo capo.
Che ad ogni passo senti la lava implorare perdono.
Soffia le stelle che tamponano le ferite.
Ho visto fondali nudi di silenzio.
Immersa nel più vasto dei mari.
Contraendo in doglie le sfortune.
Ho visto onde immobili salire in scale sui miei sogni.
E arcobaleni liquidi sulle dita che hai ferito.
La fine del mondo è il semicerchio esatto
che disegno calpestando il mozzicone sull'asfalto.
Luciana Manco
Vedevo, corporeo, l'istante esatto in cui gridavo.
Ostie rosse sparse sul pavimento.
Può salvarmi il tuo sguardo sereno.
Dimmi che respiri quando io trattengo il fiato,
per non rubare a te la crosta dell'affanno.
Che il vento raccoglie giorni come fiori dal tuo capo.
Che ad ogni passo senti la lava implorare perdono.
Soffia le stelle che tamponano le ferite.
Ho visto fondali nudi di silenzio.
Immersa nel più vasto dei mari.
Contraendo in doglie le sfortune.
Ho visto onde immobili salire in scale sui miei sogni.
E arcobaleni liquidi sulle dita che hai ferito.
La fine del mondo è il semicerchio esatto
che disegno calpestando il mozzicone sull'asfalto.
Luciana Manco
Al centro.
Senti me.
Che le coperte fanno scudo al freddo,
ma d'ovatta incubano le tensioni.
Come fosse un male inanellare parole.
Come se vivere rendesse diafane le guance.
Fare il bucato, stendere i fili e già profumare,
come un sabato mattina alle ore undici.
Senti me.
Urlare voli di capelli sull'angolo buio della strada.
Rossa la mia sciarpa, e profuma di latte e fumo.
E provo tenerezza quando nascondo le unghie sotto i guanti.
Che niente può comprendere il male sulle dita,
come sangue che raggela l'assassino e lo soddisfa.
E più si muove il vuoto nel mio seno,
e più allatto e piango la mia maternità.
Senti me.
Che parlo sempre e solo di me.
Che non ho mai parlato del tuo rifugio.
Che non ho mai parlato dell'intero mondo.
Che solo io esisto,
che solo io resisto.
Che solo in me confido e spingo stracci.
Che mi arrovello e addestro i miei pagliacci.
Li accarezzo e li trafiggo sui fianchi,
in file mobili di geni da condannare.
Perché la mia stupidità è in fregio da indossare.
Tra la spalla che hai baciato
e il costato che hai schiacciato.
Luciana Manco
Che le coperte fanno scudo al freddo,
ma d'ovatta incubano le tensioni.
Come fosse un male inanellare parole.
Come se vivere rendesse diafane le guance.
Fare il bucato, stendere i fili e già profumare,
come un sabato mattina alle ore undici.
Senti me.
Urlare voli di capelli sull'angolo buio della strada.
Rossa la mia sciarpa, e profuma di latte e fumo.
E provo tenerezza quando nascondo le unghie sotto i guanti.
Che niente può comprendere il male sulle dita,
come sangue che raggela l'assassino e lo soddisfa.
E più si muove il vuoto nel mio seno,
e più allatto e piango la mia maternità.
Senti me.
Che parlo sempre e solo di me.
Che non ho mai parlato del tuo rifugio.
Che non ho mai parlato dell'intero mondo.
Che solo io esisto,
che solo io resisto.
Che solo in me confido e spingo stracci.
Che mi arrovello e addestro i miei pagliacci.
Li accarezzo e li trafiggo sui fianchi,
in file mobili di geni da condannare.
Perché la mia stupidità è in fregio da indossare.
Tra la spalla che hai baciato
e il costato che hai schiacciato.
Luciana Manco
L'eco.
Così mi salvo.
Piegando la notte su se stessa,
otto volte.
Bevendo a becchi piccoli
il latte dell'alba nuova.
Anemica e a sensi tesi
dopo il mio latrato.
E' sete eppure insistente pioggia.
Superstite di ogni lotta,
la mia storia sulle ginocchia.
Eppure ho inventato il seme
che ha germogliato il rosso sulle bocche.
Ora saccheggia gli occhi,
stupra le vergini,
inginocchia i padri,
addestra i sognatori.
L'elettricità delle tue vene viola.
Sentimi sibilare.
Senti l'eco di questa sirena.
Che incanta e affonda e muore per dispetto.
Che beve il mare e l'olio d'oro del tramonto.
Che guarda indietro e aspetta l'espiazione.
Come un quadrifoglio sul selciato.
Come il grano muto del rosario.
Luciana Manco
Piegando la notte su se stessa,
otto volte.
Bevendo a becchi piccoli
il latte dell'alba nuova.
Anemica e a sensi tesi
dopo il mio latrato.
E' sete eppure insistente pioggia.
Superstite di ogni lotta,
la mia storia sulle ginocchia.
Eppure ho inventato il seme
che ha germogliato il rosso sulle bocche.
Ora saccheggia gli occhi,
stupra le vergini,
inginocchia i padri,
addestra i sognatori.
L'elettricità delle tue vene viola.
Sentimi sibilare.
Senti l'eco di questa sirena.
Che incanta e affonda e muore per dispetto.
Che beve il mare e l'olio d'oro del tramonto.
Che guarda indietro e aspetta l'espiazione.
Come un quadrifoglio sul selciato.
Come il grano muto del rosario.
Luciana Manco
25
Ed è già l'alba.
Strisciando contro i muri del tuo dolore clandestino.
Bevendo fumo in croce sopra un fuoco spento.
Assente e perenne.
Aria.
Niente.
Da queste gambe è nata la guerra contro il tempo.
Su scorie di carezze,
su fogli di catastrofe.
Sparlando e sconfinando.
Inchiodando il Padreterno.
Che sia salvezza e inizio questa partenza.
Questo inchiostro.
Che sia un'arena aperta la mia vita,
il tuo rimorso.
Che esista l'aldilà se non esiste l'oggi,
se non esiste il pianto.
Perchè il sonno acceca il buio con la sua ombra.
E una piccola donna rovista nella tasca vuota della sua fatica.
E racimola parole da succhiare dalle dita.
Come briciole di pane che rendono il pettirosso madre.
E le mani tremano, saldate alla ringhiera.
Quando il cielo si schiude in rose
troppo lontane e troppo false per sanguinare.
E' questa la notte delle attese.
Ma gli alberi gocciolano acqua.
E l'inverno non basta a gelare.
Luciana Manco
Strisciando contro i muri del tuo dolore clandestino.
Bevendo fumo in croce sopra un fuoco spento.
Assente e perenne.
Aria.
Niente.
Da queste gambe è nata la guerra contro il tempo.
Su scorie di carezze,
su fogli di catastrofe.
Sparlando e sconfinando.
Inchiodando il Padreterno.
Che sia salvezza e inizio questa partenza.
Questo inchiostro.
Che sia un'arena aperta la mia vita,
il tuo rimorso.
Che esista l'aldilà se non esiste l'oggi,
se non esiste il pianto.
Perchè il sonno acceca il buio con la sua ombra.
E una piccola donna rovista nella tasca vuota della sua fatica.
E racimola parole da succhiare dalle dita.
Come briciole di pane che rendono il pettirosso madre.
E le mani tremano, saldate alla ringhiera.
Quando il cielo si schiude in rose
troppo lontane e troppo false per sanguinare.
E' questa la notte delle attese.
Ma gli alberi gocciolano acqua.
E l'inverno non basta a gelare.
Luciana Manco
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