Forse c'è un tempo esatto per tornare.
Gallerie di mostri da deridere per non morire.
Fogli di riviste di ieri sotto gabbie di rimpianti.
Cosa hai lasciato sul soffitto nei tuoi pomeriggi dilatati?
Costellazioni di foto di altri, le loro mutabili espressioni.
Hai chiesto al tuo vicino quante volte ha sentito
il tuo cancello sbattuto sui sogni?
Ho piantato radici senza acqua.
E sono cresciuti dolori.
Ma poi basta il luccichio dei denti
per risanare il cieco addormentarsi.
Si chiama "sorriso" ed è una parola così scontata
questo tuo scavarmi?
Bruciava la chiesa alla mia destra
il giorno del mio battesimo.
Perché sapevo già di buono
quando mi ha morso il desiderio.
Poi ho raccattato braccia ai lati delle strade.
Sapevano solo stringere e sanare.
Non sapevano rialzare.
Non sapevano lanciare.
Da questa piazza alla tua voce
sono arrivata strisciando.
Mille indici puntati ed io sto ancora sparando.
Le piroette e i vortici dei miei capelli.
Le geometrie e gli incastri
degli umani, dei cervelli.
Tu lo senti il gocciolare del vino aspro del tramonto.
Eri ubriaco quanto me quando mi amavi nel sonno.
E rasentavi margini di porto.
Raccogliendo ali di salsedine.
Che durano poco.
Che ardono gli occhi.
Dalle tue labbra ho udito lo schiocco della carrozza.
Il rintocco della mezzanotte.
Il pavimento rotto dalla scarpa.
Cenerentola che uccide le sorelle.
Che tradisce il principe.
Ho sfigurato le visioni e le fantasie.
Ho vibrato di ossa e vene gonfie.
Sono qui.
Se vuoi ingoiare baci liquidi di miele.
La luna è un'unghia.
Devi seguirla.
Sono dietro la più stupida stella.
La più bella.

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