Di chi era la voce dei battelli,
quando lasciavano il porto carichi di menti?
Dove portava lo scorrere del mare,
l'immobile colore che duplica le stelle?
Ho sentito un cuore nel grembo che non c'era.
Ho messo al mondo un bimbo che non vedevo.
Ma l'ho cresciuto dandogli da mangiare me.
La mia rabbia di falsi arcobaleni molli.
Masticati e restituiti bocca a bocca.
Legati e argentei di saliva.
Ho pettinato i suoi capelli quando aveva cinque anni.
Ho visto le sue prime parole nei ritagli dei giornali.
Sulla mia vecchia giacca c'è il suo odore di assenza.
Forte e insistente. Fragranze di settembre.
Parlo di te. Parlo di te nel sonno.
Dove ti ho tenuto, dove ho nascosto il tuo giallo?
Nel tuo mondo, lì, tra gli stranieri.
Respiri ammucchiati agli angoli.
Cucce di maglie a righe e cartapesta.
Ho rotto il tuo baccello con la mia insistenza.
Ma delle tue ali porto ancora i segni.
Tagliano. Lacerano. Sbranano.
Dimmi se sei mortale o se svendi deliri.
Se le tue febbri avevano mani di donna a guarirle.
Se quando hai pianto avevi altri occhi di ricambio.
Dove hai messo la paura se eri già sotto il letto.
Da chi hai ereditato il collo che regge l'universo.

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